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mercoledì 9 luglio 2025
mercoledì 17 aprile 2019
Liquid sky
Finalmente ho visto questo "capolavoro" della scena indipendente U.S.A. primi anni 80.
All'epoca ne lessi commenti entusiasti sulle riviste di vari argomenti e tendenze, anche per lo più orientante al mondo della moda, su cui dicono questo film abbia avuto maggiore influenza.
Che posso dire?
Storia ridicola, dialoghi elementari e recitazione imbarazzante; sarebbe stato anche interessante e, in un paio di occasioni, piacevole, se non fosse per la musica irritante e onnipresente.
Capisco che andrebbe inquadrato in quegli anni, almeno per la musica e l'abbigliamento, ma storia, dialoghi e recitazione quelli no, quelli sono senza speranza di redenzione.
Dicono abbia incassato all'epoca più di un milione di dollari: lo possiamo annoverare tra i danni dell'edonismo reganiano?
martedì 18 dicembre 2018
La paura del portiere prima del calcio di rigore - Wenders
Parecchi anni fa lessi il romanzo di Handke e mi lasciò a dir poco indifferente: non capivo le ragioni del protagonista, il suo disagio e i suoi gesti.
Penso sia il primo film di Wenders, sicuramente uno dei primi.
Scorre meglio del romanzo, il protagonista ha più credibilità: vedere le azioni le rende molto meno assurde.
E' un film anni settanta e si vede, ma non dispiace, proprio per niente.
mercoledì 14 novembre 2018
Le sorelle Munekata - Ozu
La poesia del quotidiano.
Due caratteri due età due modi diversi di vivere il Giappone post-bellico.
Una delicatezza nel raccontare storie che certo non sono drammi epocali, ma piccoli drammi quotidiani di relazioni, sentimenti. Senza iper cattivi né iper buoni.
Il tutto con uno sguardo lontano ma non oggettivo: è evidente che Ozu ama i suoi personaggi la distanza nelle riprese è più pudore che indifferenza.
Due caratteri due età due modi diversi di vivere il Giappone post-bellico.
Una delicatezza nel raccontare storie che certo non sono drammi epocali, ma piccoli drammi quotidiani di relazioni, sentimenti. Senza iper cattivi né iper buoni.
Il tutto con uno sguardo lontano ma non oggettivo: è evidente che Ozu ama i suoi personaggi la distanza nelle riprese è più pudore che indifferenza.
martedì 13 novembre 2018
Band à part - Godard
Adoro il Godard anni 60, con quelle storie di sbandati, ingenui, balordi, innamorati del cinema e fumetto made in USA; fanciulli mai cresciuti che giocano a guardie e ladri e perdono sempre; innamorati delle donne che però riescono solo ad impaurire e spingono a decretarne la fine.
Storie tristi, raccontate con leggerezza e spavalderia.
Un film questo che pur essendo girato sotto una costante pioggia rimane un film solare, non ostante tutto.
Storie tristi, raccontate con leggerezza e spavalderia.
Un film questo che pur essendo girato sotto una costante pioggia rimane un film solare, non ostante tutto.
mercoledì 7 novembre 2018
L'amico americano di Wim Wenders
L'amico americano di Wim Wenders
Molto anni settanta e molto tedesco, che non so cosa voglia dire, ma rende l'idea.
Il romanzo c'è abbastanza; anzi, i romanzi, perché ci sono personaggi e situazioni che compaiono nel secondo romanzo della serie Ripley, ma sempre rivisti alla Wenders.
La storia più o meno è quella, ma con belle differenze che ne fanno tutta un'altra cosa rispetto al libro.
Inutile dire è meglio questo o quello: sono due variazioni su un tema di fondo.
Il film è bello come è bello il romanzo; non sono collegati, hanno vite indipendenti.
mercoledì 18 luglio 2018
Macbeth di Justin Kurzel
Macbeth di Justin Kurzel
Il film è certamente ben realizzato, così come la recitazione (doppiaggio italiano) è più che dignitosa.
La storia è nota.
Paragoni con altre versioni di decenni precedenti non avrebbero molto senso: altri tempi, altra sensibilità, altri (meno) soldi.
Perché il film non funziona?
Perché non puoi mantenere i dialoghi descrittivi, narrativi di un testo teatrale e mettere in immagini ciò che le parole descrivono.
E' come un brutto video musicale.
Se vuoi restare fedele quanto più possibile ai dialoghi originali allora riduci le immagini; se vuoi un film vero proprio con parti visive predominanti allora devi ridurre i dialoghi, adattarli alla messa in scena.
Peccato: tutti quei soldi, quel talento e quei paesaggi messi insieme malamente.
martedì 10 luglio 2018
Thor ragnarok
Mancano Kenneth Branagh o James Gunn alla regia e si vede.
Il film non è brutto, magari chi non conosce la mitologia norrena potrebbe anche restare affascinato dall'immagine del conflitto tra divinità, anche se qui si risolve in ben poca cosa, non ostante il dispiegamento di effetti speciali (sempre uguali sempre quelli).
Ci sono battute divertenti e c'è Jeff Goldblum che è sempre godibile quando si prende in giro è davvero una delizia ascoltarlo.
La dea della morte con accento british è splendida.
Per il resto un film godibile nella tradizione Marvel, ormai senza Whedon, ma con le immancabili comparsate di Stan Lee che forse quasi da sole meritano la visione del film :))
La parte migliore del film?
"Asgard non è un luogo è il suo popolo"
Il film non è brutto, magari chi non conosce la mitologia norrena potrebbe anche restare affascinato dall'immagine del conflitto tra divinità, anche se qui si risolve in ben poca cosa, non ostante il dispiegamento di effetti speciali (sempre uguali sempre quelli).
Ci sono battute divertenti e c'è Jeff Goldblum che è sempre godibile quando si prende in giro è davvero una delizia ascoltarlo.
La dea della morte con accento british è splendida.
Per il resto un film godibile nella tradizione Marvel, ormai senza Whedon, ma con le immancabili comparsate di Stan Lee che forse quasi da sole meritano la visione del film :))
La parte migliore del film?
"Asgard non è un luogo è il suo popolo"
lunedì 9 luglio 2018
Madame Bovary di Sophie Barthes
Una Madame Bovary raccontata da una donna, con molti silenzi e, non ostante la storia, una bella atmosfera. Manca lo strazio, la figura del marito, la figlia, la sequenza della carrozza ... insomma tutto quanto ha reso celebre il romanzo e il film del 1949.
Qui c'è solo Emma con i tempi morti della realtà e il sogno di amori che si scontrano con lo squallore quotidiano.
Non un capolavoro, ma un bel film.
martedì 3 luglio 2018
the circle di James Ponsoldt
Sulla pervasività della tecnologia e la fine della privacy esistono diversi film, alcuni molto belli (La morte in diretta , The final cut e un paio di episodi di Black Mirror quelli che vengono subito alla mente); e ci sono poi i classici 1984, Il nuovo mondo, Fahrenheit 451 eccetera.
Tutti, in un modo o nell'altro riescono a comunicare il pericolo del pensiero unico, della tecnologia al servizio dello spettacolo e del potere.
Perché The circle è diverso e, potenzialmente, più terribile?
Perché la tecnologia esiste ora, perché già siamo lì dentro e ci siamo volontariamente ed entusiasticamente.
E' un film made in Hollywood, quindi il finale, per quanto disturbante, è la solita delusione, ma per tutto il film si trema: non c'è quasi differenza tra le immagini nel film e ciò che si vede quotidianamente per la strada e tra amici e conoscenti.
Non è una bella sensazione.
Tutti, in un modo o nell'altro riescono a comunicare il pericolo del pensiero unico, della tecnologia al servizio dello spettacolo e del potere.
Perché The circle è diverso e, potenzialmente, più terribile?
Perché la tecnologia esiste ora, perché già siamo lì dentro e ci siamo volontariamente ed entusiasticamente.
E' un film made in Hollywood, quindi il finale, per quanto disturbante, è la solita delusione, ma per tutto il film si trema: non c'è quasi differenza tra le immagini nel film e ciò che si vede quotidianamente per la strada e tra amici e conoscenti.
Non è una bella sensazione.
lunedì 2 luglio 2018
Fahrenheit 451 di Ramin Bahrani
Fahrenheit 451 di Ramin Bahrani
Esistono due affermazioni che, un po' mi irritano ogni volte che le ascolto o leggo e sono:
"Il libro è meglio del film"
"Il rifacimento è peggio dell'originale"
Di solito parto con l'elenco di film libri e rifacimenti che smentiscono queste generiche affermazioni.
Non è il caso di questo film.
Il libro è davvero meglio del film e l'originale (anche se tecnicamente sono due film tratti dallo stesso romanzo, quindi non esiste un film originale) è mille e più volte meglio del rifacimento.
Di questo film ipertecnologico ho apprezzato la capacità letargica: ho dormito per quasi metà tempo.
E con i film mi accade davvero di rado, anche con film pessimi riesco a restare sveglio perché comunque sono facilmente preda della storia: se pure è ciofeca, devo comunque sapere come va a finire e fino a quale bassezza dialoghi e trama riescono a toccare.
Con questo film no; neppure la curiosità ha potuto contro la noia.
In fondo non sarebbe poi negativo: se i film annoiano allora forse i libri non sono poi così male :)
venerdì 29 giugno 2018
L'inganno di Sofia Coppola
Contrariamente al film di Don Siegel che, titolo a parte, sfiora il capolavoro per la tensione e per come caratterizza i personaggi principali e al romanzo di Cullinana che ha un bel crescendo e soprattutto dà voce ad ogni singolo personaggio in maniera credibile e, a volte, avvincente, questo film delude su tutti i fronti.
Belle immagini di luce tra gli alberi imponenti e interni al lume di candela, ma nulla più.
Personaggi inconsistenti e tensione nulla.
Tutto si svolge senza una particolare ragione, nulla sappiamo delle dinamiche tra le insegnanti, le insegnanti e le ragazze e tra le ragazze; la fascinazione per il soldato nasce così da una inquadratura all'altra senza nulla a suggerire il passare del tempo e i trascorsi insieme.
Peccato, dalla regista di Lost in traslatione e Marie
Antoniette mi aspettavo parecchio di più, ma tanto parecchio di più.
Belle immagini di luce tra gli alberi imponenti e interni al lume di candela, ma nulla più.
Personaggi inconsistenti e tensione nulla.
Tutto si svolge senza una particolare ragione, nulla sappiamo delle dinamiche tra le insegnanti, le insegnanti e le ragazze e tra le ragazze; la fascinazione per il soldato nasce così da una inquadratura all'altra senza nulla a suggerire il passare del tempo e i trascorsi insieme.
Peccato, dalla regista di Lost in traslatione e Marie
Antoniette mi aspettavo parecchio di più, ma tanto parecchio di più.
lunedì 18 giugno 2018
La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro
Giustamente premiato e celebrato dappertutto è una terribile favola romantica: l'amore tra una donna delle pulizie muta dalla nascita oscura e un essere acquatico.
C'è l'amore, la solitudine dei variamente diversi, l'odio razziale, la dedizione patologica al lavoro e all'ideologia, la grettezza della religione.
C'è anche la favola e l'ironia.
C'è l'amore, la solitudine dei variamente diversi, l'odio razziale, la dedizione patologica al lavoro e all'ideologia, la grettezza della religione.
C'è anche la favola e l'ironia.
venerdì 15 giugno 2018
Il pianeta delle scimmie
Quello vero, naturalmente, con Charlton Heston e Roddy Mcdowall.
Visto per la prima volta da ragazzo in tv insieme a tutti gli altri film in una delle serie che la rai ci regalava ogni estate.
Tratto da un pessimo romanzo (non è vero che "il libro è sempre meglio") è un film anni sessanta e ci sono tutti, nelle scenografie, nei dialoghi e nella trama in genere.
Pipponi pacifisti a parte, la storia è bella e appassionante, con un approccio anti-dogmatico e una critica all'influenza religiosa in ambito scientifico.
C'è anche il tema razziale tra le diverse specie di scimmie e nei confronti degli umani ritenuti privi di anima.
Il finale è nella storia del cinema e, ogni volta mi dico che sarebbe stato perfetto senza parole.
Visto per la prima volta da ragazzo in tv insieme a tutti gli altri film in una delle serie che la rai ci regalava ogni estate.
Tratto da un pessimo romanzo (non è vero che "il libro è sempre meglio") è un film anni sessanta e ci sono tutti, nelle scenografie, nei dialoghi e nella trama in genere.
Pipponi pacifisti a parte, la storia è bella e appassionante, con un approccio anti-dogmatico e una critica all'influenza religiosa in ambito scientifico.
C'è anche il tema razziale tra le diverse specie di scimmie e nei confronti degli umani ritenuti privi di anima.
Il finale è nella storia del cinema e, ogni volta mi dico che sarebbe stato perfetto senza parole.
mercoledì 13 giugno 2018
In the Heart of the Sea
Storia vera della baleniera Essex, abbattuta da una balena in pieno oceano pacifico, e della lotta per la sopravvivenza dell'equipaggio.
Una storia terribile, che Howard, racconta senza sensazionalismo e morbosità, anzi: dà ampio spazio ai dilemmi morali, all'amicizia e ai sentimenti in maniera verosimile.
La storia non ha bisogno di abbellimenti o abbrutimenti: è quello che è.
Melville ha usato la storia della balena che affonda la nave e sembra seguire i superstiti per costruire la sua epica Moby Dick, ma non credo che abbia raggiunto il dramma e l'orrore della storia vera.
Una storia terribile, che Howard, racconta senza sensazionalismo e morbosità, anzi: dà ampio spazio ai dilemmi morali, all'amicizia e ai sentimenti in maniera verosimile.
La storia non ha bisogno di abbellimenti o abbrutimenti: è quello che è.
Melville ha usato la storia della balena che affonda la nave e sembra seguire i superstiti per costruire la sua epica Moby Dick, ma non credo che abbia raggiunto il dramma e l'orrore della storia vera.
lunedì 11 giugno 2018
Interstellar
Qualunque soggetto trattino, insieme o separatamente, i fratelli Nolan traggono capolavori dolci, lenti, dolorosi, passionali.
Qui abbiamo lo spazio-tempo, la relatività, il tesseratto, la prossima fine dell'umanità, l'attraversare il tempo e lo spazio per raccontare l'amore padre/figlia, uomo/donna, marito/moglie e figlio, la vigliaccheria e il coraggio, l'abnegazione e la rinuncia.
Era proprio necessaria la fine del mondo per raccontare tutto questo?
No, certo, però: che storia!
Christopher Nolan non è Stanley Kubrick, ma non importa: è bravo a modo suo e Jonathan Nolan sa scrivere dialoghi che possono commuovere le pietre.
Il ritmo lento e i silenzi raccontano quanto le immagini e i dialoghi.
Le assurdità forse-scientifiche passano agevolmente nel fluire della storia e servono a rendere teso il racconto, così come gli intermezzi umoristici con i robot.
Tutto sembra calibrato alla perfezione per condurre al meraviglioso finale che non fa rimpiangere, per esempio, il finale di Solaris.
Per teneroni che trascendono il tempo e lo spazio :)
Qui abbiamo lo spazio-tempo, la relatività, il tesseratto, la prossima fine dell'umanità, l'attraversare il tempo e lo spazio per raccontare l'amore padre/figlia, uomo/donna, marito/moglie e figlio, la vigliaccheria e il coraggio, l'abnegazione e la rinuncia.
Era proprio necessaria la fine del mondo per raccontare tutto questo?
No, certo, però: che storia!
Christopher Nolan non è Stanley Kubrick, ma non importa: è bravo a modo suo e Jonathan Nolan sa scrivere dialoghi che possono commuovere le pietre.
Il ritmo lento e i silenzi raccontano quanto le immagini e i dialoghi.
Le assurdità forse-scientifiche passano agevolmente nel fluire della storia e servono a rendere teso il racconto, così come gli intermezzi umoristici con i robot.
Tutto sembra calibrato alla perfezione per condurre al meraviglioso finale che non fa rimpiangere, per esempio, il finale di Solaris.
Per teneroni che trascendono il tempo e lo spazio :)
martedì 5 giugno 2018
La mummia
A dire il vero le mummie sarebbero tre, non una.
A dirla proprio tutta tutta le mummie sarebbero 13, considerando i seguiti dei film principali.
Ma siamo indulgenti e stendiamo un velo pietoso sui seguiti vari ed eventuali di ogni epoca.
Il primo film La mummia diretto da Freund e interpretato da un dolente Boris Karloff, più che un film horror, almeno ai giorni nostri, è la straordinaria storia di un amore che attraversa i millenni. Difficile spaventarsi con quelle immagini e molto difficile non commuoversi per la mummia e il suo destino.
Il secondo film La mummia diretto da Sommers con l'adorabile Rachel Weisz e i simpatici Fraser e hannah riprende la storia del primo film e, pur mantenendo la drammatica storia d'amore, la butta sull'ironia e il divertimento godibile da grandi e piccoli. Gli effetti speciali ginganteggiano, ma se li togli il film mantiene tutta la freschezza e drammaticità.
Il terzo, diretto da Kurtzman non ha né il romanticismo del primo né l'umorismo del secondo.
In termini tecnici si può definire una stron*ata con i controfiocchi.
Russel Crowe fa la sua figura nelle vesti di Jekyll, ma non basta a rendere decente un film senza storia e con dialoghi ridicoli, oltre all'ormai scontato profluvio di effetti speciali.
A dirla proprio tutta tutta le mummie sarebbero 13, considerando i seguiti dei film principali.
Ma siamo indulgenti e stendiamo un velo pietoso sui seguiti vari ed eventuali di ogni epoca.
Il primo film La mummia diretto da Freund e interpretato da un dolente Boris Karloff, più che un film horror, almeno ai giorni nostri, è la straordinaria storia di un amore che attraversa i millenni. Difficile spaventarsi con quelle immagini e molto difficile non commuoversi per la mummia e il suo destino.
Il secondo film La mummia diretto da Sommers con l'adorabile Rachel Weisz e i simpatici Fraser e hannah riprende la storia del primo film e, pur mantenendo la drammatica storia d'amore, la butta sull'ironia e il divertimento godibile da grandi e piccoli. Gli effetti speciali ginganteggiano, ma se li togli il film mantiene tutta la freschezza e drammaticità.
Il terzo, diretto da Kurtzman non ha né il romanticismo del primo né l'umorismo del secondo.
In termini tecnici si può definire una stron*ata con i controfiocchi.
Russel Crowe fa la sua figura nelle vesti di Jekyll, ma non basta a rendere decente un film senza storia e con dialoghi ridicoli, oltre all'ormai scontato profluvio di effetti speciali.
martedì 29 maggio 2018
Blade runner 2049
No un film brutto, questo proprio no.
Un film ridicolo, questo sì.
Ed è peggio di brutto.
Non un vero seguito, una pura fantasia senza capo né coda, messa lì perché non si sapeva cosa inventare.
Stupido, perché di storie se ne potevano costruire su quei personaggi.
Invece no.
Hanno dovuto buttare tutto in vacca.
Peccato per Villeneuve, ottimo regista sprecato per una storia così stupida, che pure è riuscito a volte a rendere decente grazie alla suo talento.
lunedì 28 maggio 2018
Annientamento regia di Alex Garland
Molto bello.
Diverso dai romanzi, ne ho letti solo due, ma simile per ritmo e racconto.
Capisco come alla Paramount abbiano avuto dubbi sulla riuscita in sala: in altro decennio la gente avrebbe fatto la fila al botteghino, giudicandolo persino un po' troppo semplice.
Ora invece risulta complesso, indigesto ai più, troppo filosofico :(
Un vero peccato.
La storia scorre bene e i personaggi, del tutto diversi dal primo romanzo, a cui si ispira per la gran parte, calzano a pennello nella narrazione filmica.
Scene ed effetti ed affetti speciali realizzati con il giusto garbo.
Purtroppo viviamo tempi tristi con un pubblico assuefatto a esplosioni inseguimenti e dialoghi per lo più consistenti in rutti e scorregge.
mercoledì 7 giugno 2017
Il vji
Non ho letto il racconto di Gogol né conosco il folklore russo (Baba Yaga forse, ma in forma occidentale).
Vidi il film russo anni "60 da ragazzo e, parte gli effetti speciali non all'altezza, mi piacque parecchio.
Ho visto la versione recente e mi è parsa davvero ridicola: nessun dramma, effetti speciali a raffica, storie che non ci azzeccano nulla.
Peccato!
Rivedendo la versione anni "60 mi ha preso il magone: dove sono finiti gli sceneggiatori e i registi di quegli anni?
Possibile che si sia dimenticato come si scrive una storia, come si costruiscano i dialoghi?
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